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Da un’idea innovativa abbiamo realizzato una struttura di successo.

A cura della splendida Dott.ssa
Alessia Ricciardi
Farmacia
San Francesco
dott.sse Iodice e Ricciardi
Corso Umberto I, 36
Macerata Campania (CE)

Seguire una dieta bilanciata e varia, ricca di calcio,
è la regola principale per prevenire l’osteoporosi
sin da giovani.


Per questo motivo, integrare il regime alimentare
con alimenti ricchi di calcio (come latte e derivati,
yogurt magro, formaggi e pesce azzurro) è indispensabile
per mantenere le ossa forti e in salute,
osservando inoltre accorgimenti che permettano
da una parte di assimilare meglio il calcio, e
dall’altra di evitare alcuni errori che possono invece
favorirne la dispersione.


Un consumo elevato di proteine aumenta l’escrezione di calcio con le urine, per cui è importante non abusare di cibi iperproteici.

Non bisognerebbe esagerare, poi, con gli alimenti integrali e ricchi
di fibre: se il giusto apporto è salutare, un eccessivo consumo di questa tipologia di alimenti potrebbe interferire con l’assorbimento di calcio.
Anche il controllo del consumo di alimenti ricchi in ossalati (sali di calcio) è importante per favorire l’assorbimento di calcio: per evitare una carenza
di questo minerale, che alla lunga potrebbe favorire l’instaurarsi dell’osteoporosi, infatti, è importante fare attenzione a non associare cibi ricchi di ossalati ad alimenti contenenti calcio.
Una combinazione classica da evitare è composta dal formaggio con gli spinaci, che comporterebbe lo spreco di una parte del calcio contenuta
nel latticino.
Altri alimenti ricchi di ossalati sono inoltre rape, legumi, prezzemolo, pomodori, uva, caffè e tè.
Tra i componenti che favoriscono maggiormente la fissazione del calcio nelle ossa, c’è la vitamina D, la cui produzione può essere favorita sia tramite l’esposizione ai raggi solari UVB, sia attraverso le fonti alimentari quali salmone fresco, olio di fegato di merluzzo e pesce azzurro.

A cura del Dott. Billy Cosentini
Farmacia Cosentini dott. Giovanni Corso Vittorio Emanuele, 148 – Castellammare di Stabia (NA)

Febbre, tosse, mal di gola: l’inverno porta con sé influenza e altri malanni di
stagione. Ma come sono collegate la stagione invernale e queste patologie?

Si può pensare che dipenda dalle temperature basse, in realtà ci sono altri fattori, ambientali e comportamentali, collegati alla stagione invernale, che possono contribuire alla maggiore incidenza delle infezioni.


Non solo il freddo
D’inverno ci si ammala di più, è un dato di fatto. Il sistema immunitario è meno resistente alle infezioni ed è più facile che la malattia attecchisca. Il freddo può debilitare il nostro organismo ma gli studi non hanno rintracciato prove di correlazione fra temperature rigide e infezioni virali o batteriche. Anche perché se fosse solo una questione di temperature, nei paesi con clima tropicale non ci sarebbero epidemie, che invece sono presenti.


D’inverno c’è meno sole
Un’ipotesi per spiegare l’indebolimento del sistema immunitario coinvolge la vitamina D, prodotta quando ci si espone al sole. In inverno c’è meno luce e l’esposizione al sole è ridotta, perciò il livello della vitamina D risulta più basso.
Alcune ricerche hanno messo in luce una correlazione fra il calo dei livelli di vitamina D e la minore resistenza del sistema immunitario, che avrebbe meno difese contro virus e batteri.


La scarsa umidità e i viaggi
D’inverno a causa del freddo siamo costretti a stare in ambienti chiusi e affollati e un’ipotesi è che questi comportamenti aumentino il rischio di ammalarsi.
Il riscaldamento, spesso a temperature molto alte, rende l’aria piuttosto secca.
Quando il livello di umidità si abbassa, tendiamo ad ammalarci più facilmente e questo accade probabilmente perché la situazione di aria secca è più favorevole alla diffusione e all’infettività dei virus.
Anche la presenza di un elevato numero di persone – vedi ambienti scolastici o uffici – favorisce la circolazione dei microorganismi responsabili di queste infezioni.
Ad esempio, durante le vacanze scolastiche invernali i casi di influenza o di
sindromi para-influenzali scendono bruscamente.
Anche i viaggi forniscono a virus e batteri maggiori opportunità di circolare rapidamente attraverso paesi diversi e di diffondere le epidemie. Uno studio ha osservato una correlazione fra traffico aereo e la maggiore incidenza di casi di influenza, con linee di diffusione che seguono il tragitto degli spostamenti.


Come difendersi
Per ridurre il rischio di venire in contatto con microorganismi patogeni, non si deve non andare a scuola o non viaggiare, ma adottare regole igieniche opportune.
Una norma essenziale è quella di lavarsi frequentemente e con cura le mani, uno dei principali veicoli dei microorganismi. Il presidio principale di difesa contro il virus dell’influenza è il vaccino, consigliato a tutti e raccomandato soprattutto nelle fasce a rischio: bambini, persone con più di 65 anni o con patologie croniche, operatori sanitari e in molti casi di pazienti con immunodeficienze.

L’esercizio fisico è (quasi) sempre una buona idea, ma in quale momento della giornata dà maggiori benefici per la salute? Una ricerca pubblicata sul Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism rivela che spostare la sessione quotidiana di allenamento a prima della prima colazione migliora il controllo degli zuccheri nel sangue e aiuta a bruciare più grassi.

Giù dal letto! Un gruppo di scienziati delle Università di Bath e Birmingham, nel Regno Unito, ha sottoposto 30 uomini obesi o sovrappeso a una sezione di esercizio fisico guidato (50 minuti di cyclette per tre volte alla settimana) per sei settimane. I volontari sono stati divisi in due gruppi attivi, che si sono allenati rispettivamente prima e dopo aver fatto colazione, e un gruppo di controllo che non ha faticato.

Un’azione più efficace. Gli uomini che si sono allenati prima di colazione hanno bruciato una quantità doppia di grassi rispetto a quelli che hanno fatto sport a pancia piena. Secondo gli scienziati, l’aumentato consumo di grasso corporeo è riconducibile ai bassi livelli di insulina nel sangue durante l’esercizio fisico: poiché i volontari erano reduci dal digiuno notturno, hanno bruciato prima i pochi carboidrati ancora disponibili, e subito dopo le riserve di grasso nei loro tessuti come fonte di energia. Non solo: questo gruppo ha mostrato una migliore risposta all’insulina anche in seguito, nel corso della giornata – ossia ha avuto bisogno di minori livelli di insulina per controllare la glicemia (la concentrazione di glucosio nel sangue).

L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che permette alle cellule di prelevare lo zucchero presente nel sangue e assunto con l’alimentazione, per utilizzarlo come fonte energetica. Le persone che non fanno abbastanza esercizio fisico e accumulano peso in eccesso devono produrre più insulina affinché l’ormone svolga il suo compito: una condizione nota come insulino-resistenza, anticamera e caratteristica principale deldiabete di tipo 2 . Allenarsi prima di colazione potrebbe contribuire ad allontanare questo rischio.

Sulla bilancia. I volontari che hanno fatto sport a digiuno non sono dimagriti più degli altri – bruciare grassi non porta a perdere peso, se il bilancio con le calorie ingerite rimane in pari – ma la loro salute metabolica e cardiovascolare è notevolmente migliorata. Il prossimo passo sarà verificare questi benefici su un campione più numeroso di pazienti, che includa anche le donne.



Insomma, per il momento non ci sono dubbi, vale la pena svegliarsi un pò prima per iniziare alla grande la giornata.

Solo in Italia si calcola che a soffrire di insonnia cronica siano 9 milioni di persone, con ripercussioni importanti non solo sulla qualità della vita, ma anche sul lavoro e sulla salute. Ma cosa sappiamo davvero di questo disturbo? E soprattutto, si può curare? Come?

Che cos’è l’insonnia
Di passare notti in bianco può capitare a tutti. Qualche brutto pensiero, impegni importanti, o solo una cena più pesante delle altre. Ma l’insonnia propriamente detta è altro.
Complessivamente si parla di insonnia come un disordine frequente e persistente, in cui chi ne è colpito ha: difficoltà ad addormentarsi, a rimanere addormentato, ha risvegli frequenti o problemi a riaddormentarsi, si sveglia presto o tutte le cose insieme; si alza stanco, affatto riposato, sonnolento, irritato, con difficoltà a concentrarsi, a lavorare e a interagire con gli altri, a guidare (aumentando così il rischio di incidenti). Tutto questo malgrado la possibilità di dormire. Quanto? Non è chiaro quando non si deve dormire per parlare di insonnia, dal momento che ognuno ha un diverso e personale bisogno di sonno, anche se le linee guida sono d’accordo nel ritenere come necessarie dalle 7 alle 9 ore per gli adulti e spesso si parla di insonnia quando quelle dormite son meno di sei, per tre o più notti a settimana.

Alcune persone possono soffrire di insonnia per qualche breve periodo, una settimana o anche un mese, e in tal caso si tende generalmente a parlare di insonnia acuta. Se il disturbo si protrae invece più a lungo invece l’insonnia diventa cronica e generalmente sono diverse anche le cause tra chi soffre di una forma piuttosto che dell’altra.

L’insonnia può essere un sintomo (o un effetto collaterale)
L’insonnia può essere essa stessa il problema o essere dovuta a qualcos’altro. In questo caso significa che le difficoltà nel dormire sono dovute a una condizione preesistente che rende difficile il riposo. Dolori, depressione e ansie – che siano le preoccupazioni per la scuola, la famiglia, il lavoro, le relazioni di coppia, un lutto o la malattia di un caro – figurano ai primi posti tra le cause che impediscono di riposare. Oltre alle problematiche psicologiche ed emotive diverse condizioni mediche stesse però possono rendere complicato il sonno, come artrite, asma, apnee notturne, dolori alla schiena, allergie, problemi gastrointestinali, nonché malattie quali cancro, Alzheimer e Parkinson.

Spesso anche i medicinali possono essere la causa: è il caso di alcuni antidepressivi, farmaci per la pressione, le allergie, corticosteroidi e decongestionanti. Non consigliano il sonno neanche tè, caffeina, coca cola e altre bevande che contengano stimolanti, così come la nicotina, stimolante anch’essa. Anche l’apparente effetto sedativo dell’alcool è un inganno: se infatti può aiutare ad addormentarsi previene il sonno profondo e spesso causa risvegli notturni. Come in molti avranno sperimentato poi spesso l’insonnia può essere l’effetto collaterale di cause minori, come cambi turni al lavoro e di abitudini (nonché di letto). Infine l’età stessa è un fattore di rischio (così come essere donne) per lo sviluppo di insonnia: con l’età infatti il rischio di non dormire o dormire male aumenta, sia per aumento delle condizioni disturbanti (dalla menopausa alle maggiori probabilità di soffrire di altre co-morbidità) che per cambiamenti nelle abitudini e fisiologia. Con l’età inoltre l’orologio biologico si sposta, facendo avvertire prima il sonno e destandoci prima la mattina, ma anche le ridotte attività lavorative e fisiche possono cambiare le abitudini in fatto di riposi e riposini.

L’Autunno porta con sé una sensazione di malinconia, di ricordi e di poeticità. L’estate è ormai finita e con essa anche tutti i benefici che ci ha regalato: la pelle ambrata, i capelli riscaldati dalla luce del sole, il fisico più tonico. Tutto lascia il posto a un grigiore autunnale che permea di sè, prima di tutto, la nostra epidermide. Ecco perché ciò che ti serve è sapere quali sono i rituali di benessere d’autunno da attuare immediatamente!

Prima di tutto: Workout!

E non sto parlando solo di quello da fare in palestra, con tanto di pushing e sudore. Sto parlando del facial workout.
Eh sì, perché mantenere tonico il corpo non basta, ma bisogna lavorare anche sul viso. I massaggi facciali sono importanti tanto quanto gli allenamenti in palestra ed ora c’è un vero e proprio boom.
Vengono chiamati anche lifting manual, ovvero delle tecniche manuali che sollevano i muscoli del viso vincendo la forza di gravità. Rimodellando i tessuti adiposi della guancia e illuminando la pelle con una sottile polvere di diamante sembrerà di ringiovanire di 50 anni in 50 minuti!

Le mani!

Tra i rituali di benessere in Autunno, c’è un restiling alle tue manine. Sì, perché dopo che hai passato un’estate tra mare e venticello sapido, le tue mani sembrano più delle zampe di licantropo. Secce e malnutrite, le tue povere mani hanno bisogno di essere soccorse: è arrivato finalmente il momento di curarle.

Massaggi, creme idratanti e manicure faranno da angeli custodi a quei ramoscelli rinsecchiti che ti ritrovi addosso. E per finire, potrai sbizzarrirti con i gel semipermanenti dai colori più foliage che trovi. Ti basterà guardare il panorama che cambia tinta per lasciarti ispirare.

L’estate se ne è andata ormai, proprio come il tuo sorriso frivolo stampato in faccia. E’ finita. Ma la natura ha pensato anche a questo perché mette sul piatto una ricca varietà di prodotti che improvvisamente sono quei rituali di benessere in Autunno che tanto ci piacciono.

L’uva!

Lo sapevi che l’olio di semi di uva è tra gli ingredienti principali dei rituali di benessere in Autunno, nonché ricco di vitamina E e di acido linoleico. Ha proprietà antinfiammatorie e astringenti, particolarmente utili per le pelli grasse, e in più è un idratante naturale e riduce gli effetti dell’acne.

Piccola ricetta di bellezza fai da te:

Una tazza di chicchi d’uva, un cucchiaino di olio d’oliva, mezzo cucchiaino di sale o di bicarbonato di sodio e un quarto di tazza di latte sono tutto il necessario per una maschera idratante, esfoliante e purificante. Il composto, mescolato accuratamente, deve essere applicato sul viso mattina e sera e risciacquato con acqua tiepida. Gli effetti sono sorprendenti.

L’autunno è una stagione romantica ma anche ricca di contraddizioni. I colori diventano più caldi e vicini alla terra, gli alberi si spogliano della loro chioma e le giornate si accorciano.

Un periodo di transizione tra l’estate e l’inverno, in cui il nostro organismo subisce diversi mutamenti fisiologici per prepararsi ai periodi più freddi.

I nostri ritmi di vita si adeguano necessariamente, (e forzatamente), alle nuove condizioni climatiche, e ciò comporta un vero stress per il nostro organismo; ancora di più di questi tempi, in cui a causa dell’inquinamento atmosferico, il passaggio da una temperatura ad un’altra è repentino e senza il minimo preavviso.

I segnali del nostro corpo

Il nostro organismo dà chiari segnali della sua insofferenza a questi cambiamenti, che si ripercuotono anche sul nostro stato emotivo e psicologico.

Nel periodo autunnale, infatti, si registrano:

  • un aumento della caduta dei capelli
  • raffreddore
  • tosse
  • dolori articolari
  • mal di testa
  • mal di gola
  • cambi di umore

Vi siete mai chiesti il perché?

Ciò è collegato, nella maggior parte dei casi, ad un calo delle nostre difese immunitarie non pronte: sia alla diminuzione delle ore di luce, ma soprattutto allo stress dei ritmi lavorativi incalzanti, (dopo le ferie estive), e agli sbalzi di temperatura che provocano alterazioni e stimolazioni continue del nostro sistema di termoregolazione fisiologico. Fedele compagna, quindi, a partire da ottobre è la famosa sindrome “parainfluenzale”, causata da virus meno aggressivi, ma comunque fastidiosi e debilitanti, che con l’abbassamento delle temperature cominciano a proliferare e ad attaccare sempre con maggiore forza.

Il segreto, infatti, è rafforzare le proprie difese immunitarie e prepararle all’inverno.

È doveroso, quindi, agire su tre diverse aspetti:

  • Alimentazione
  • Outfit
  • Rimedi naturali

Alimentazione

Per quanto riguarda l’alimentazione, è buona norma integrare nella propria dieta frutta e verdure fresche e di stagione, da consumarsi preferibilmente crude e da assumere in abbondanza durante questi mesi autunnali, e invernali che verranno.

I principali micronutrienti da ricercare sono le vitamine C, E e A: tutte sostanze caratterizzate da una spiccata attività antiossidante.

Dove possiamo trovarli?

La vitamina C si può assumere soprattutto attraverso l’introduzione nella propria dieta di frutta e verdure di stagione: come uva, fichi, agrumi, peperoni, broccoli, cavoli, cavolfiori, cavolini di Bruxelles, piselli, spinaci e patate.

La vitamina E soprattutto negli oli vegetali come: olio di oliva e di girasole; e nella frutta secca: mandorle, nocciole e arachidi.

La vitamina A, invece, si trova in alimenti di origine animale (come latte, formaggi, burro, uova, fegato di animali), nei pesci grassi dei mari del Nord, nella frutta e nelle verdure giallo-arancio (mandarini, arance, zucche, peperoni, pomodori, papaya, mango ecc. ) e negli ortaggi verde scuro (spinaci, broccoletti, bietole, tarassaco, prezzemolo, basilico, rucola e altre insalate).

Outfit

Il consiglio più proficuo è sicuramente adottare un look definito “a cipolla”. Date le temperature incerte è bene vestirsi con diversi capi a mo’ di “strati”, per potersi adattare agli sbalzi di temperatura, evitando brividi e raffreddamenti o improvvise sudorazioni.