Solo in Italia si calcola che a soffrire di insonnia cronica siano 9 milioni di persone, con ripercussioni importanti non solo sulla qualità della vita, ma anche sul lavoro e sulla salute. Ma cosa sappiamo davvero di questo disturbo? E soprattutto, si può curare? Come?

Che cos’è l’insonnia
Di passare notti in bianco può capitare a tutti. Qualche brutto pensiero, impegni importanti, o solo una cena più pesante delle altre. Ma l’insonnia propriamente detta è altro.
Complessivamente si parla di insonnia come un disordine frequente e persistente, in cui chi ne è colpito ha: difficoltà ad addormentarsi, a rimanere addormentato, ha risvegli frequenti o problemi a riaddormentarsi, si sveglia presto o tutte le cose insieme; si alza stanco, affatto riposato, sonnolento, irritato, con difficoltà a concentrarsi, a lavorare e a interagire con gli altri, a guidare (aumentando così il rischio di incidenti). Tutto questo malgrado la possibilità di dormire. Quanto? Non è chiaro quando non si deve dormire per parlare di insonnia, dal momento che ognuno ha un diverso e personale bisogno di sonno, anche se le linee guida sono d’accordo nel ritenere come necessarie dalle 7 alle 9 ore per gli adulti e spesso si parla di insonnia quando quelle dormite son meno di sei, per tre o più notti a settimana.

Alcune persone possono soffrire di insonnia per qualche breve periodo, una settimana o anche un mese, e in tal caso si tende generalmente a parlare di insonnia acuta. Se il disturbo si protrae invece più a lungo invece l’insonnia diventa cronica e generalmente sono diverse anche le cause tra chi soffre di una forma piuttosto che dell’altra.

L’insonnia può essere un sintomo (o un effetto collaterale)
L’insonnia può essere essa stessa il problema o essere dovuta a qualcos’altro. In questo caso significa che le difficoltà nel dormire sono dovute a una condizione preesistente che rende difficile il riposo. Dolori, depressione e ansie – che siano le preoccupazioni per la scuola, la famiglia, il lavoro, le relazioni di coppia, un lutto o la malattia di un caro – figurano ai primi posti tra le cause che impediscono di riposare. Oltre alle problematiche psicologiche ed emotive diverse condizioni mediche stesse però possono rendere complicato il sonno, come artrite, asma, apnee notturne, dolori alla schiena, allergie, problemi gastrointestinali, nonché malattie quali cancro, Alzheimer e Parkinson.

Spesso anche i medicinali possono essere la causa: è il caso di alcuni antidepressivi, farmaci per la pressione, le allergie, corticosteroidi e decongestionanti. Non consigliano il sonno neanche tè, caffeina, coca cola e altre bevande che contengano stimolanti, così come la nicotina, stimolante anch’essa. Anche l’apparente effetto sedativo dell’alcool è un inganno: se infatti può aiutare ad addormentarsi previene il sonno profondo e spesso causa risvegli notturni. Come in molti avranno sperimentato poi spesso l’insonnia può essere l’effetto collaterale di cause minori, come cambi turni al lavoro e di abitudini (nonché di letto). Infine l’età stessa è un fattore di rischio (così come essere donne) per lo sviluppo di insonnia: con l’età infatti il rischio di non dormire o dormire male aumenta, sia per aumento delle condizioni disturbanti (dalla menopausa alle maggiori probabilità di soffrire di altre co-morbidità) che per cambiamenti nelle abitudini e fisiologia. Con l’età inoltre l’orologio biologico si sposta, facendo avvertire prima il sonno e destandoci prima la mattina, ma anche le ridotte attività lavorative e fisiche possono cambiare le abitudini in fatto di riposi e riposini.