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Da un’idea innovativa abbiamo realizzato una struttura di successo.

La pressione arteriosa è la forza esercitata dal sangue contro la parete delle arterie e varia seguendo il ritmo del cuore. Quando quest’ultimo batte, il sangue passa nelle arterie: in questo momento si registra la pressione arteriosa più alta, detta anche sistolica o massima.

Tra un battito e l’altro, invece, il muscolo cardiaco si rilascia e quindi le sue cavità si riempiono di sangue: in questo istante, all’interno delle arterie, si registra la pressione arteriosa più bassa, detta diastolica o minima. Si parla di ipertensione quando i valori di pressione sistolica superano i 140 mmHg o quando quelli di pressione diastolica superano i 90 mmHg.

Qualche indicazione per tenere sotto controllo la pressione alta
Le strategie possibili per tenere sotto controllo la patologia sono diverse: la soluzione ideale è quella personalizzata in base alla gravità dell’ipertensione. Se non ci sono fattori di rischio e la malattia non è grave, si inizia con la terapia non farmacologica per 3 mesi, che prevede:

  • stop al fumo;
  • calo ponderale;
  • attività fisica regolare (3-4 volte a settimana per almeno 30 minuti);
  • riduzione dell’alcool (meno di 30g/die);
  • limitazione dell’apporto di sodio.

Se dopo 3 mesi di accorgimenti migliorativi sullo stile di vita non ci sono benefici e la pressione alta permane, o se la patologia risulta più grave, si valuta con il medico la terapia più corretta. Se invece, già alla diagnosi, la malattia è grave, si inizia subito con la terapia farmacologica.

Si è tenuto il convegno tra Eufarma e i propri farmacisti convenzionati, con la collaborazione dei nostri partner Pic Solution e Sandoz Italia , nella splendida cornice dell’Hotel Mediterraneo di Napoli.

All’ordine del giorno naturalmente la presentazione del nostro nuovo campione, il due volte medaglia d’oro olimpica Massimiliano Rosolino, oltre alla definizione di altre succulente novità nel mondo Eufarma. Alla serata è stato presente anche il campione di judo Marco Maddaloni

Una carrellata dell’intera serata

Da sempre la mission di Eufarma è quella di aiutare le farmacie convenzionate a diventare un vero luogo di consumo per il cliente, da visitare nella quotidianità e non solamente al momento del bisogno.
Eufarma fornisce tutti gli strumenti adatti allo scopo, quali prodotti specifici e complementari, materiale espositivo adatto a catturare l’occhio e l’attenzione del cliente. L’obiettivo di Eufarma è quello di trasformare ogni farmacia in un luogo confortevole e piacevole per tutti i sensi del cliente, da trasformare in un luogo

E’ previsto anche un maggiore contatto con le nostre farmacie. Da oggi potrai uinfatti inviare le foto dei tuoi allestimenti a Eufarma e i più virtuosi verranno pubblicati sui nostri social che per l’occasione verranno ampliati e potenziati. Un occasione in più per sfruttare le vetrine offerte dal mondo digitale.

In più Eufarma fornisce anche consulenza specifica sul territorio per migliorare l’assetto espositivo dell’area di vendita grazie all’appoggio di agenti specialisti del visual merchandising.

Tra i tanti tipi di materiali espositivi che forniamo ai nostri farmacisti spicca senza dubbio il poster con il testimonial della nostra campagna mediatica, Un Campione in Farmacia.

Infine Eufarma porrà sempre più l’accento su campagne informative e di prevenzione, come il recente grande successo degli screening gratuiti effettuati nelle farmacie aderenti per la prevenzione del rischio di aritmie cardiache o come la prossima campagna di prevenzione dell’insufficienza venosa. Sarà quindi sempre più facile recarsi nelle farmacie convenzionate per degli screening e check up di vario tipo grazie alle nostre iniziative.

In dirittura di arrivo anche una app di Eufarma grazie alla quale sarà possibile dematerializzare la fidelizzazione dei clienti e la gestione di premi e concorsi, prenotazioni di farmaci, calendari degli eventi e molto altro ancora.


Cominciamo dalle buone notizie. Gli italiani restano uno dei popoli più longevi al mondo. Nel 2016, dato più recente, l’aspettativa di vita raggiunge in media gli 83,4 anni di vita; nell’Unione europea seconda solo a quella degli spagnoli, che hanno una speranza media di 83,5 anni. Nello stesso anno, siamo al primo posto in Europa per la speranza di vita alla nascita per gli uomini, che raggiunge gli 81 anni. A dirlo è Eurostat. Le donne italiane sono sul podio al terzo posto con un’età media di 85,6 anni.

Tasso di mortalità sceso in modo significativo 

Ma c’è di più. Dal 2004 al 2016 c’è stata nel nostro Paese una forte riduzione della mortalità prematura, che è diminuita nella fascia di età tra i 30 e i 69 anni per gli uomini del 26,5% e per le donne del 17,3 per cento. Il tasso di mortalità è sceso in 35 anni di più di 50 punti percentuali. A scendere in modo deciso sono le morti per malattie ischemiche del cuore (circa il 63%) e delle malattie cerebrovascolari (circa il 70%). Si muore meno di tumore, che però resta la prima causa di morte tra i 19 e i 64 anni. Tra il 2006 e il 2016 i decessi per cancro è sceso del 24% per gli uomini e del 12,6% per le donne.

Tasso di mortalità infantile tra i più bassi del mondo 

Ottime notizie anche per quanto riguarda la mortalità neonatale e infantile, che è uno dei più bassi del mondo. È passato da 3,16 decessi per 1.000 nati vivi a 2,81 per 1.000 tra i 2010 e il 2016.

Più sportivi, ma i sedentari sono ancora molti

C’è un lento, ma continuo aumento degli italiani che fanno sport in modo continuativo e regolare. Tra il 2001 e il 2017 siamo passati dal 19,1% al 24,8 per cento. I sedentari restano però oltre i 22.400.000, pari al 38,1% della popolazione.

Un italiano su cinque continua a fumare. Dato stabile dal 2014

Il primo tasto dolente sulla salute degli italiani riguarda il vizio del fumo di sigaretta. Sono ancora 10.370.000 i fumatori nel nostro Paese: 6.300.000 sono uomini, 4.070.000 donne. In termini percentuali si tratta del 19,7% della popolazione dai 14 anni in su.

Un italiano su tre è in sovrappeso, il 10,5% è obeso 

Nel 2017 il 35,4% degli italiani maggiorenni è in sovrappeso, mentre poco più di una persona su dieci è obesa. In pratica il 45,9% ha problemi con la bilancia. Pessima la situazione anche per quanto riguarda bambini e adolescenti. In questa fascia di età il 24,2% pesa troppo. Il quadro è ancora più grave tra i bambini: tra i 6 e i 10 anni un bimbo su tre è perlomeno in sovrappeso. Il tasso più basso, il 14,4%, è tra i ragazzi dai 14 ai 17 anni. Siamo tra i Paesi messi peggio nei bambini tra gli 8 e i 9 anni, al pari di Spagna e Grecia.

Molti anziani soffrono di depressione

Oltre alle malattie croniche, a preoccupare c’è anche la depressione, che colpisce un ultra 75enne su cinque, con una maggiore incidenza sulle donne che raggiungono il 23%, mentre sugli uomini si ferma al 14,2 per cento.

Scarsa l’assistenza per gli anziani

Nonostante gli ultra 80enne siano molti, la spesa sanitaria destinata alla loro assistenza è di appena il 10,1 per cento. In Germania è del 16,5%, in Francia del 14,8.

Popolazione sempre più vecchia

Come abbiamo già detto, nel 2017 in Italia c’erano 13.500.000 di ultra 65enni, il 22,3% della popolazione totale. L’Istat stima che nel 2028 gli ultra 65enni saranno il 26%, pari a poco più di 15.600.000. Nel 2038 saliranno a oltre 18.600.000, il 31,1% dei nostri connazionali.

Saranno sempre più numerosi i malati cronici

Con l’aumento del numero degli anziani, crescerà anche il numero di persone costrette a convivere con malattie croniche. Nel 2028 saranno più di 25.000.000, mentre oggi sono meno di 24.000.000. I multi-cronici, cioè quelli che hanno più di una malattia cronica, passeranno dagli oltre 12.500.000 di oggi a 14.000.000.

Ipertensione, artrite e artrosi le malattie più diffuse

La malattia cronica più diffusa sarà l’ipertensione: nel 2028 interesserà quasi 12 milioni di italiani. Artrosi e artrite colpiranno invece quasi 11 milioni di nostri connazionali. In entrambi i casi si tratta di un aumento di circa 1.000.000 di pazienti.


E’ capitato a chiunque di guardarsi allo specchio e di non piacersi e decidere di conseguenza che è arrivato il momento di perdere peso. Ma non bisogna fare passi affrettati e soprattutto bisogna evitare i più comuni errori nel perdere peso. E’ dimostrato che chi vuole perdere peso commette almeno 3 dei seguenti errori, è bene quindi prestare attenzione:

Saltare i pasti

Risparmiare calorie saltando i pasti principali non è un buon metodo per dimagrire. Niente colazione un caffè e via, un’insalatina a pranzo, mangiare solo a cena: questi comportamenti riducono le calorie ingerite, si perde peso ma l’effetto dimagrante dura poco perché il metabolismo si adatta alle “ristrettezze” a cui è stato sottoposto e riduce la sua attività, cosicché anche assumendo solo 1.000 calorie al giorno si perderà poco grasso e si avrà molta fame. Per dimagrire bene, cioè perdere massa grassa, occorre mangiare poco ma spesso (5 volte al giorno), seguendo il proprio metabolismo e adottando un’alimentazione a basso tenore calorico ma equilibrata in macro e micronutrienti. Questo significa: niente diete dissociate di sole proteine o soli carboidrati a pranzo o cena o viceversa. Tutti i giorni frutta e verdura in abbondanza e alimenti integrali. Niente diete iperproteiche o che escludono pane e pasta, niente giorno di digiuno.

Non bere acqua

Molte persone non ritengono importante bere 8/10 bicchieri d’acqua al giorno .
Sottovalutare l’importanza dell’acqua può creare molti problemi. Durante una dieta dimagrante ci si concentra sul cibo cercando di evitare quello che fa ingrassare, ma difficilmente nel regime alimentare s’inserisce una quantità specifica di acqua, mentre i dietisti la prescrivono sempre per ogni tipo di dieta. Ogni individuo, maschio o femmina, dovrebbe bere da 1,5 a 2 litri d’acqua al giorno per mantenere idratato il corpo, permettere di smaltire le scorie alimentari del metabolismo, mantenere la giusta temperatura e favorire il metabolismo. La disidratazione provoca stitichezza, per dimagrire invece è importante avere un’evacuazione regolare, inoltre un bicchiere prima dei pasti aiuta a ridurre il senso di fame e l’acqua riduce la ritenzione idrica, un fattore importante per le donne che vogliono combattere la  cellulite ; l’assenza di acqua provoca anche squilibri minerali che possono dare stanchezza, mal di testa, ecc..
Chi fa fatica a bere 1,5 o 2 litri di acqua al giorno potrebbe provare ad aggiungere del succo di limone, chinotto, tamarindo o altre sostanze che rendono l’acqua più gustosa. L’importante è non aggiungere zucchero e, ovviamente, sono bandite le bevande zuccherate. È una buona idea bere anche tisane, in questo modo si uniscono i benefici delle erbe a quelli dell’acqua.
Ricordate che l’acqua non solo ha effetti positivi sulla salute e il benessere dell’organismo, ma ha anche risvolti da un punto di vista estetico: rende la pelle più liscia e conferisce forma e rigidità ai tessuti.

Dieta vegana

I vegani sono tutti magri? No, non proprio . Da qualche anno molti ritengono che una dieta di soli vegetali, vegana faccia perdere peso e associano gli alimenti di origine animale all’aumento di peso. Non esistono alimenti che fanno dimagrire o ingrassare e anche tra i vegani vi sono soggetti sovrappeso. Il metabolismo funziona di più se la proporzione tra massa grassa e magra è a favore di quest’ultima. Una buona massa muscolare aiuta il metabolismo, le proteine di origine animale ad alto valore biologico sono composte da aminoacidi essenziali, indispensabili alla formazione e al mantenimento di una buona muscolatura. È vero che alcuni rari vegetali forniscono basse quantità di questi aminoacidi come la quinoa, grano saraceno, spirulina, canapa, ecc., ma è difficile mangiarne una quantità tale da supplire la mancanza di proteine animali senza ingrassare, altrettanto difficile è abbandonare le proprie tradizioni alimentari. Una dieta strettamente vegana può portare ad una carenza, anche preoccupante per la salute, di aminoacidi essenziali e di vitamina B12 fondamentale per il buon funzionamento del sistema nervoso. Una buona dieta dimagrante deve prevedere una certa quantità di proteine animali ogni giorno, proteine che possono essere assunte anche senza che vengano uccisi degli animali, basti pensare a latte e uova. Tra i derivati del latte vi sono formaggi come il Grana Padano DOP che ne è un concentrato, ne occorrono 15 litri per farne un chilo e contiene aminoacidi essenziali oltre ad apportare tanti minerali come il calcio e vitamine come la A e la B12, questo formaggio è meno grasso del latte intero perché viene decremato durante la lavorazione.

Niente zuccheri e grassi.

Eliminare i grassi e gli zuccheri fa dimagrire? Non proprio .
I grassi d’origine animale e vegetale consumati nella giusta quantità sono indispensabili anche in una dieta dimagrante perché sono parte fondamentale delle membrane cellulari di tutti i tessuti, incidono sul benessere del sistema cardiovascolare e del sistema immunitario. Una dieta variata apporta già negli alimenti una quantità di grassi sufficiente all’organismo; quasi sempre i grassi in eccesso derivano dal consumo elevato di condimenti cotti e crudi (per condire o cucinare) che influiscono molto nell’apporto calorico complessivo. Una dieta povera di grassi porta il metabolismo ad utilizzare le proteine come energia impoverendo la massa magra, come i muscoli, così, invece di dimagrire, s’ingrassa.
Per dimagrire o restare snelli occorre mangiare la giusta quantità di grassi saturi e insaturi, tra questi ultimi i grassi del pesce, dell’olio d’oliva e della frutta secca vanno privilegiati perché ricchi di acidi grassi essenziali Omega 3 e Omega 6 benefici per l’organismo. Gli zuccheri o carboidrati debbono essere anch’essi assunti nella giusta quantità e meglio se con gli alimenti: cereali e frutta. Sì, agli zuccheri complessi della pasta, del pane e dei cereali in genere, sì agli zuccheri della frutta, da evitare o assumere con moderazione lo zucchero aggiunto (bianco, di canna, miele, fruttosio, ecc.) sia nelle bevande che nelle preparazioni. Una dieta povera di zuccheri diminuisce l’apporto di energia e in particolare quella utilizzata dal cervello con conseguente difficoltà di concentrazione, ma anche mal di testa, stanchezza, sbalzi d’umore, costipazione e nausea.

Dormire poco

Stare svegli la notte fa bruciare più calorie? No, non quanto spesso si crede .
Purtroppo l’insonnia è un fenomeno sempre più diffuso, dormire meno delle salutari 8 ore a notte pare non essere considerato un problema per la salute dai più. Sia che si soffra d’insonnia (una vera malattia) sia che si dorma volutamente poco per qualsiasi ragione, la mancanza di sonno causa molti problemi alla salute. Anche il metabolismo ne risente: diversi studi associano l’aumento di peso alla mancanza di sonno.
Molti però ritengono che non dormire la notte faccia consumare più energie e quindi faccia dimagrire, ma i vantaggi si riducono o si annullano con il ridotto funzionamento del metabolismo che, fisiologicamente, si riduce durante le ore notturne. Infatti, chi dorme 8 ore ha una riduzione del metabolismo inferiore a chi ne dorme 5 perché l’organismo riduce drasticamente il consumo di energia nelle 3 ore di veglia notturna. La mancanza di sonno abbassa la produzione di leptina che riduce l’appetito e alza quello di grelina che lo stimola, quindi nelle ore di veglia si avrà più fame e si tenderà a mangiare di più, perciò si farà più fatica a seguire una dieta ipocalorica. Occorre quindi prendersi cura del proprio sonno in mancanza del quale aumentano lo stress, la depressione, l’ansia e l’obesità.

La cefalea (comunemente detta mal di testa) colpisce la metà degli adulti almeno una volta l’anno e viene spesso sottovalutata quando in realtà è la patologia più disabilitante per gli italiani impedendo di svolgere numerosi tipi di attività. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che tra i 18 e i 65 anni la percentuale colpita e addirittura del 75% di cui più del 30% soffre di emicrania, una delle tre forme principali di cefalee. Non vengono risparmiati neanche i più giovani, si stima infatti che oltre il 40% dei ragazzi sia colpito da cefale e che anche un bambino (sotto i 10 anni) su 10 sia abitualmente colpito da emicranie.

La Giornata nazionale

Per evitare che questa malattia diventi disabilitante, però, ci sono delle cure che funzionano. E proprio su queste si concentra l’11 maggio 2019 la XI Giornata Nazionale del Mal di Testa, che vede per la prima volta riunite le tre società scientifiche di riferimento: l’Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee, la Società Italiana di Neurologia e la Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

La classificazione delle cefalee

Due le categorie in cui si dividono le cefalee: le primarie, che sono disturbi a se stanti non legati ad altre patologie e sono le più frequenti, e le secondarie, che dipendono da altre patologie in atto nel nostro organismo. Nel primo caso parliamo di emicrania, cefalea di tipo tensivo e cefalea a grappolo, mentre nel secondo di cefalee causate da trauma cranico e/o cervicale, da disturbi vascolari cerebrali (come l’ictus) oppure da patologie del cranio non vascolari (come tumori cerebrali, ipertensione o ipotensione liquorale).

Spesso non viene considerata una patologia

«In Italia l’emicrania colpisce circa 6 milioni di persone, ossia il 12% della popolazione – afferma Elio Clemente Agostoni, Presidente ANIRCEF – Ma l’opinione pubblica e in parte anche i medici non hanno mai pienamente acquisito il concetto di malattia emicranica, mentre lo scenario scientifico attuale dimostra che è una patologia neurologica in cui confluiscono aspetti genetici, biologici e ambientali. L’emicrania è caratterizzata da giorni di dolore cefalico alternati a giorni con sintomi residui che non possono essere modificati positivamente dalla terapia. Di recente sono state messe a punto cure specifiche e selettive per la prevenzione a dimostrazione ancora una volta che l’emicrania è una vera malattia».

L’emicrania è soprattutto donna

L’emicrania si caratterizza per un dolore moderato-severo pulsante che, spesso, si localizza nella metà della testa e del volto. Il paziente non riesce a svolgere nessuna delle attività quotidiane perché ogni azione aggrava il dolore e, nel caso di emicrania con aura, gli attacchi vengono preceduti da disturbi neurologici come, ad esempio, sintomi visivi. La crisi si manifesta solitamente insieme ad altri disturbi come vomitointolleranza alla luce e ai rumori e può durare da alcune ore a 2-3 giorni. Due terzi dei pazienti emicranici sono donne.

La cefalea tensiva 

La cefalea di tipo tensivo, invece, presenta un’intensità lieve-moderata, di tipo gravativo o costrittivo (il classico cerchio alla testa) della durata di alcuni minuti, ore oppure anche alcuni giorni, non aggravata dalle attività fisiche usuali e non associata, in genere, a nausea o vomito. È la forma più frequente di cefalea con una prevalenza di circa l’80%. Fattori di predisposizione genetica possono avere una certa influenza nello sviluppo della cefalea tensiva così come fattori ambientali tra cui lo stress, l’affaticamento, cattive posture o riduzione delle ore di sonno.

Cefalea a grappolo

Infine la cefalea a grappolo è la forma più grave di mal di testa e, fortunatamente, anche la più rara. Colpisce una persona su 500-1000. Si può manifestare a qualsiasi età, ma tende a comparire dopo i 20 anni e a colpire soprattutto gli individui di sesso maschile. Le persone maggiormente a rischio sembrano essere i fumatori.

A volte dare al nostro cane il cibo della nostra può costare caro ai nostri amici a quattro zampe. Questo a causa del fatto che il metabolismo degli animali è diverso dal nostro e può non essere adatto a metabolizzare alcuni cibi perchè poco digeribili o troppo carichi di zuccheri. Può portare a diversi scompensi e in alcuni casi può essere anche molto dannoso per l’animale.

Vediamo quali sono i cibi da non dare assolutamente agli animali di casa:

Cioccolato, in particolare fondente

Contiene concentrazioni più elevate di teobromina, un alcaloide con grande potere stimolante del sistema nervoso e cardiaco, la cui assunzione può provocare aumento della frequenza del battito cardiaco e tremori al contrario degli effetti invece benefici che il cioccolato (in particolare fondente) porta agli esseri umani.

Aglio, cipolla e vegetali simili (come il porro)

Sia cotti che crudi, la loro ingestione può provocare, oltre a vomito e diarrea, una grave anemia emolitica a causa del danneggiamento dei globuli rossi. Tra le verdure, anche le parti verdi delle patate, se ingerite crude, possono determinare danni all’apparato digerente e tachicardia a causa della presenza di solanina soprattutto nei germogli.

Uva, uva passa e uva sultanina

Il rischio è quello di lesioni renali acute che, se estese, possono portare a danni renali permanenti. La sostanza responsabile di questi effetti non è stata ancora identificata.

Noci di macadamia

Contengono una molecola finora sconosciuta che presenta bassa tossicità per il sistema nervoso con conseguenze quali vomito e debolezza.

Dolcificanti, xilitolo in particolare

È molto dannoso anche in piccole quantità: determina una repentina ipoglicemia, che può portare a tremori e collasso; inoltre è difficilmente metabolizzabile a livello epatico, per cui può determinare anche lesioni al fegato.

Bevande alcoliche, birra compresa

Anche in piccolissime quantità, possono essere molto tossiche per cani e gatti che non riescono a metabolizzare l’etanolo

Caffè e tè

Contengono caffeina o teina, stimolanti del sistema nervoso e cardiocircolatorio ai quali cani e gatti sono molto più sensibili di noi.

Le ossa cotte

Se le ossa crude sono tutto sommato gestibili dai nostri cani, quelle cotte diventano fragili, rischiando di spezzarsi durante la masticazione esponendo i nostri animali al pericolo di perforazioni intestinali. Ecco perché è bene tenere nel piatto le ossa avanzate dai nostri pasti, soprattutto quelle di polli e conigli.

Gli insaccati

Salumi, prosciutti ecc. sono spesso estremamente salati, e la pelle dei salumi ormai è quasi sempre di materiale plastico sintetico.