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E’ capitato a chiunque di guardarsi allo specchio e di non piacersi e decidere di conseguenza che è arrivato il momento di perdere peso. Ma non bisogna fare passi affrettati e soprattutto bisogna evitare i più comuni errori nel perdere peso. E’ dimostrato che chi vuole perdere peso commette almeno 3 dei seguenti errori, è bene quindi prestare attenzione:

Saltare i pasti

Risparmiare calorie saltando i pasti principali non è un buon metodo per dimagrire. Niente colazione un caffè e via, un’insalatina a pranzo, mangiare solo a cena: questi comportamenti riducono le calorie ingerite, si perde peso ma l’effetto dimagrante dura poco perché il metabolismo si adatta alle “ristrettezze” a cui è stato sottoposto e riduce la sua attività, cosicché anche assumendo solo 1.000 calorie al giorno si perderà poco grasso e si avrà molta fame. Per dimagrire bene, cioè perdere massa grassa, occorre mangiare poco ma spesso (5 volte al giorno), seguendo il proprio metabolismo e adottando un’alimentazione a basso tenore calorico ma equilibrata in macro e micronutrienti. Questo significa: niente diete dissociate di sole proteine o soli carboidrati a pranzo o cena o viceversa. Tutti i giorni frutta e verdura in abbondanza e alimenti integrali. Niente diete iperproteiche o che escludono pane e pasta, niente giorno di digiuno.

Non bere acqua

Molte persone non ritengono importante bere 8/10 bicchieri d’acqua al giorno .
Sottovalutare l’importanza dell’acqua può creare molti problemi. Durante una dieta dimagrante ci si concentra sul cibo cercando di evitare quello che fa ingrassare, ma difficilmente nel regime alimentare s’inserisce una quantità specifica di acqua, mentre i dietisti la prescrivono sempre per ogni tipo di dieta. Ogni individuo, maschio o femmina, dovrebbe bere da 1,5 a 2 litri d’acqua al giorno per mantenere idratato il corpo, permettere di smaltire le scorie alimentari del metabolismo, mantenere la giusta temperatura e favorire il metabolismo. La disidratazione provoca stitichezza, per dimagrire invece è importante avere un’evacuazione regolare, inoltre un bicchiere prima dei pasti aiuta a ridurre il senso di fame e l’acqua riduce la ritenzione idrica, un fattore importante per le donne che vogliono combattere la  cellulite ; l’assenza di acqua provoca anche squilibri minerali che possono dare stanchezza, mal di testa, ecc..
Chi fa fatica a bere 1,5 o 2 litri di acqua al giorno potrebbe provare ad aggiungere del succo di limone, chinotto, tamarindo o altre sostanze che rendono l’acqua più gustosa. L’importante è non aggiungere zucchero e, ovviamente, sono bandite le bevande zuccherate. È una buona idea bere anche tisane, in questo modo si uniscono i benefici delle erbe a quelli dell’acqua.
Ricordate che l’acqua non solo ha effetti positivi sulla salute e il benessere dell’organismo, ma ha anche risvolti da un punto di vista estetico: rende la pelle più liscia e conferisce forma e rigidità ai tessuti.

Dieta vegana

I vegani sono tutti magri? No, non proprio . Da qualche anno molti ritengono che una dieta di soli vegetali, vegana faccia perdere peso e associano gli alimenti di origine animale all’aumento di peso. Non esistono alimenti che fanno dimagrire o ingrassare e anche tra i vegani vi sono soggetti sovrappeso. Il metabolismo funziona di più se la proporzione tra massa grassa e magra è a favore di quest’ultima. Una buona massa muscolare aiuta il metabolismo, le proteine di origine animale ad alto valore biologico sono composte da aminoacidi essenziali, indispensabili alla formazione e al mantenimento di una buona muscolatura. È vero che alcuni rari vegetali forniscono basse quantità di questi aminoacidi come la quinoa, grano saraceno, spirulina, canapa, ecc., ma è difficile mangiarne una quantità tale da supplire la mancanza di proteine animali senza ingrassare, altrettanto difficile è abbandonare le proprie tradizioni alimentari. Una dieta strettamente vegana può portare ad una carenza, anche preoccupante per la salute, di aminoacidi essenziali e di vitamina B12 fondamentale per il buon funzionamento del sistema nervoso. Una buona dieta dimagrante deve prevedere una certa quantità di proteine animali ogni giorno, proteine che possono essere assunte anche senza che vengano uccisi degli animali, basti pensare a latte e uova. Tra i derivati del latte vi sono formaggi come il Grana Padano DOP che ne è un concentrato, ne occorrono 15 litri per farne un chilo e contiene aminoacidi essenziali oltre ad apportare tanti minerali come il calcio e vitamine come la A e la B12, questo formaggio è meno grasso del latte intero perché viene decremato durante la lavorazione.

Niente zuccheri e grassi.

Eliminare i grassi e gli zuccheri fa dimagrire? Non proprio .
I grassi d’origine animale e vegetale consumati nella giusta quantità sono indispensabili anche in una dieta dimagrante perché sono parte fondamentale delle membrane cellulari di tutti i tessuti, incidono sul benessere del sistema cardiovascolare e del sistema immunitario. Una dieta variata apporta già negli alimenti una quantità di grassi sufficiente all’organismo; quasi sempre i grassi in eccesso derivano dal consumo elevato di condimenti cotti e crudi (per condire o cucinare) che influiscono molto nell’apporto calorico complessivo. Una dieta povera di grassi porta il metabolismo ad utilizzare le proteine come energia impoverendo la massa magra, come i muscoli, così, invece di dimagrire, s’ingrassa.
Per dimagrire o restare snelli occorre mangiare la giusta quantità di grassi saturi e insaturi, tra questi ultimi i grassi del pesce, dell’olio d’oliva e della frutta secca vanno privilegiati perché ricchi di acidi grassi essenziali Omega 3 e Omega 6 benefici per l’organismo. Gli zuccheri o carboidrati debbono essere anch’essi assunti nella giusta quantità e meglio se con gli alimenti: cereali e frutta. Sì, agli zuccheri complessi della pasta, del pane e dei cereali in genere, sì agli zuccheri della frutta, da evitare o assumere con moderazione lo zucchero aggiunto (bianco, di canna, miele, fruttosio, ecc.) sia nelle bevande che nelle preparazioni. Una dieta povera di zuccheri diminuisce l’apporto di energia e in particolare quella utilizzata dal cervello con conseguente difficoltà di concentrazione, ma anche mal di testa, stanchezza, sbalzi d’umore, costipazione e nausea.

Dormire poco

Stare svegli la notte fa bruciare più calorie? No, non quanto spesso si crede .
Purtroppo l’insonnia è un fenomeno sempre più diffuso, dormire meno delle salutari 8 ore a notte pare non essere considerato un problema per la salute dai più. Sia che si soffra d’insonnia (una vera malattia) sia che si dorma volutamente poco per qualsiasi ragione, la mancanza di sonno causa molti problemi alla salute. Anche il metabolismo ne risente: diversi studi associano l’aumento di peso alla mancanza di sonno.
Molti però ritengono che non dormire la notte faccia consumare più energie e quindi faccia dimagrire, ma i vantaggi si riducono o si annullano con il ridotto funzionamento del metabolismo che, fisiologicamente, si riduce durante le ore notturne. Infatti, chi dorme 8 ore ha una riduzione del metabolismo inferiore a chi ne dorme 5 perché l’organismo riduce drasticamente il consumo di energia nelle 3 ore di veglia notturna. La mancanza di sonno abbassa la produzione di leptina che riduce l’appetito e alza quello di grelina che lo stimola, quindi nelle ore di veglia si avrà più fame e si tenderà a mangiare di più, perciò si farà più fatica a seguire una dieta ipocalorica. Occorre quindi prendersi cura del proprio sonno in mancanza del quale aumentano lo stress, la depressione, l’ansia e l’obesità.

La cefalea (comunemente detta mal di testa) colpisce la metà degli adulti almeno una volta l’anno e viene spesso sottovalutata quando in realtà è la patologia più disabilitante per gli italiani impedendo di svolgere numerosi tipi di attività. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che tra i 18 e i 65 anni la percentuale colpita e addirittura del 75% di cui più del 30% soffre di emicrania, una delle tre forme principali di cefalee. Non vengono risparmiati neanche i più giovani, si stima infatti che oltre il 40% dei ragazzi sia colpito da cefale e che anche un bambino (sotto i 10 anni) su 10 sia abitualmente colpito da emicranie.

La Giornata nazionale

Per evitare che questa malattia diventi disabilitante, però, ci sono delle cure che funzionano. E proprio su queste si concentra l’11 maggio 2019 la XI Giornata Nazionale del Mal di Testa, che vede per la prima volta riunite le tre società scientifiche di riferimento: l’Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee, la Società Italiana di Neurologia e la Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.

La classificazione delle cefalee

Due le categorie in cui si dividono le cefalee: le primarie, che sono disturbi a se stanti non legati ad altre patologie e sono le più frequenti, e le secondarie, che dipendono da altre patologie in atto nel nostro organismo. Nel primo caso parliamo di emicrania, cefalea di tipo tensivo e cefalea a grappolo, mentre nel secondo di cefalee causate da trauma cranico e/o cervicale, da disturbi vascolari cerebrali (come l’ictus) oppure da patologie del cranio non vascolari (come tumori cerebrali, ipertensione o ipotensione liquorale).

Spesso non viene considerata una patologia

«In Italia l’emicrania colpisce circa 6 milioni di persone, ossia il 12% della popolazione – afferma Elio Clemente Agostoni, Presidente ANIRCEF – Ma l’opinione pubblica e in parte anche i medici non hanno mai pienamente acquisito il concetto di malattia emicranica, mentre lo scenario scientifico attuale dimostra che è una patologia neurologica in cui confluiscono aspetti genetici, biologici e ambientali. L’emicrania è caratterizzata da giorni di dolore cefalico alternati a giorni con sintomi residui che non possono essere modificati positivamente dalla terapia. Di recente sono state messe a punto cure specifiche e selettive per la prevenzione a dimostrazione ancora una volta che l’emicrania è una vera malattia».

L’emicrania è soprattutto donna

L’emicrania si caratterizza per un dolore moderato-severo pulsante che, spesso, si localizza nella metà della testa e del volto. Il paziente non riesce a svolgere nessuna delle attività quotidiane perché ogni azione aggrava il dolore e, nel caso di emicrania con aura, gli attacchi vengono preceduti da disturbi neurologici come, ad esempio, sintomi visivi. La crisi si manifesta solitamente insieme ad altri disturbi come vomitointolleranza alla luce e ai rumori e può durare da alcune ore a 2-3 giorni. Due terzi dei pazienti emicranici sono donne.

La cefalea tensiva 

La cefalea di tipo tensivo, invece, presenta un’intensità lieve-moderata, di tipo gravativo o costrittivo (il classico cerchio alla testa) della durata di alcuni minuti, ore oppure anche alcuni giorni, non aggravata dalle attività fisiche usuali e non associata, in genere, a nausea o vomito. È la forma più frequente di cefalea con una prevalenza di circa l’80%. Fattori di predisposizione genetica possono avere una certa influenza nello sviluppo della cefalea tensiva così come fattori ambientali tra cui lo stress, l’affaticamento, cattive posture o riduzione delle ore di sonno.

Cefalea a grappolo

Infine la cefalea a grappolo è la forma più grave di mal di testa e, fortunatamente, anche la più rara. Colpisce una persona su 500-1000. Si può manifestare a qualsiasi età, ma tende a comparire dopo i 20 anni e a colpire soprattutto gli individui di sesso maschile. Le persone maggiormente a rischio sembrano essere i fumatori.

A volte dare al nostro cane il cibo della nostra può costare caro ai nostri amici a quattro zampe. Questo a causa del fatto che il metabolismo degli animali è diverso dal nostro e può non essere adatto a metabolizzare alcuni cibi perchè poco digeribili o troppo carichi di zuccheri. Può portare a diversi scompensi e in alcuni casi può essere anche molto dannoso per l’animale.

Vediamo quali sono i cibi da non dare assolutamente agli animali di casa:

Cioccolato, in particolare fondente

Contiene concentrazioni più elevate di teobromina, un alcaloide con grande potere stimolante del sistema nervoso e cardiaco, la cui assunzione può provocare aumento della frequenza del battito cardiaco e tremori al contrario degli effetti invece benefici che il cioccolato (in particolare fondente) porta agli esseri umani.

Aglio, cipolla e vegetali simili (come il porro)

Sia cotti che crudi, la loro ingestione può provocare, oltre a vomito e diarrea, una grave anemia emolitica a causa del danneggiamento dei globuli rossi. Tra le verdure, anche le parti verdi delle patate, se ingerite crude, possono determinare danni all’apparato digerente e tachicardia a causa della presenza di solanina soprattutto nei germogli.

Uva, uva passa e uva sultanina

Il rischio è quello di lesioni renali acute che, se estese, possono portare a danni renali permanenti. La sostanza responsabile di questi effetti non è stata ancora identificata.

Noci di macadamia

Contengono una molecola finora sconosciuta che presenta bassa tossicità per il sistema nervoso con conseguenze quali vomito e debolezza.

Dolcificanti, xilitolo in particolare

È molto dannoso anche in piccole quantità: determina una repentina ipoglicemia, che può portare a tremori e collasso; inoltre è difficilmente metabolizzabile a livello epatico, per cui può determinare anche lesioni al fegato.

Bevande alcoliche, birra compresa

Anche in piccolissime quantità, possono essere molto tossiche per cani e gatti che non riescono a metabolizzare l’etanolo

Caffè e tè

Contengono caffeina o teina, stimolanti del sistema nervoso e cardiocircolatorio ai quali cani e gatti sono molto più sensibili di noi.

Le ossa cotte

Se le ossa crude sono tutto sommato gestibili dai nostri cani, quelle cotte diventano fragili, rischiando di spezzarsi durante la masticazione esponendo i nostri animali al pericolo di perforazioni intestinali. Ecco perché è bene tenere nel piatto le ossa avanzate dai nostri pasti, soprattutto quelle di polli e conigli.

Gli insaccati

Salumi, prosciutti ecc. sono spesso estremamente salati, e la pelle dei salumi ormai è quasi sempre di materiale plastico sintetico.


Il ruolo delle farmacie si è radicalmente evoluto nel tempo: Da luoghi quasi misteriosi pieni di alambicchi e ampolle fino a diventrare dei veri centri benessere in cui recarsi non soltanto per acquistare un farmaco specifico ma anche e soprattutto per acquistare prodotti alimentari,per l’infanzia, cosmetici di fascia alta,prodotti per l’igiene orale, rimedi omeopatici o fitoterapici, integratori alimentari, prodotti per la cura degli animali e altro ancora.

Ecco che quindi il farmacista non è soltanto un medico surrogato ma è un vero e proprio consulente del benessere, uno specialista della salute. D’altronde dalla farmacia ci si aspettano sempre prodotti di alta qualità, proprio perchè se è venduto in farmacia “non può far male”.

Anche lo spazio fisico delle farmacie è molto cambiato. Da antiche botteghe caratterizzate da spazi ridotti e grandi scaffali in legno, le farmacie si sono trasformate in grandi punti vendita pieni di luce, per rendere l’esperienza d’acquisto piacevole per i clienti, i quali ormai non sono più persone in cerca di soluzione per i propri malanni ma veri e propri consumatori.

E qui entra in gioco il secondo grande cambiamento del settore farmaceutico: il merchandising. Insieme ai consumatori, nelle farmacie sono entrate le logiche di marketing che dominano il mondo moderno e i farmacisti hanno dovuto iniziare a ragionare in termini di fasi della vendita ovvero: comunicazione, promozione e relazione.

Pioniera in questo campo è stata Eufarma, che con la sua rete di oltre 120 farmacie sparse su tutto il territorio nazionale, ha deciso di esplorare la strada della promozione lanciando prima il volantino e gli strumenti di comunicazione in-store, per poi arrivare al servizio di merchandising collegato con le promozioni presenti in volantino per tutte le farmacie del network.

Il merchandising in farmacia è uno strumento potentissimo” afferma Roberta Lamacchia – Direttore Operativo di Promomedia – “come nella Grande Distribuzione, il consumatore ha bisogno di guardare, toccare e provare un prodotto prima di decidere di acquistarlo. Inoltre, nel contesto della farmacia, il consumatore è ancora poco abituato alle logiche della distribuzione, per cui ha meno meccanismi di difesa. E’ dunque facile lasciarsi affascinare da un prodotto in offerta poizionato ai lati delle aree predisposte per l’attesa, soprattutto se accanto al prodotto è disponibile una confezione tester, che consenta di provarlo”

Allo stesso modo, la rotazione dei prodotti a scaffale , naturalmente coordinati con le offerte dei volantini, stimola la curiosità del consumatore che, per ingannare i tempi di attesa, può risultare interessato anche ad altri prodotti che non aveva intenzione di acquistare al momento in cui è entrato.

“E’ proprio questo il servizio che offriamo a Eufarma” – continua Roberta Lamacchia – “visitando i punti vendita due volte al mese, i nostri merchandiser sono in grado di allestire gli scaffali mettendo in evidenza prodotti sempre diversi, in base a diversi criteri come , ad esempio, la presenza di offerte, la stagionalità, il cross selling tra referenze della stessa categoria merceologica e , soprattutto, la razionalizzazione dei prodotti a scaffale in base a criteri come la visibilità e altro ancora”

Infine l’ultimo elemento della vendita, la relazione venditore-consumatore, rimane naturalmente appannaggio del farmacista, un campo in cui può dimostrare tutta la propria referenzialità, offrendo consulenze, consigli e comportandosi quindi in modo confacente al proprio ruolo di specialista del benessere.


Che l’esercizio fisico sia una componente fondamentale della nostra giornata, era già chiaro a tutti, ma che gli effetti positivi sulla memoria e funzioni cognitive fossero ereditabili di padre in figlio è una novità scoperta dalla ricerca di Angela Fontan-Lozano, del Cajal Institute di Madrid pubblicata sulla rivista PNAS.

L’attività fisica, è un toccasana per la salute e la funzionalità cerebrale. Diversi studi hanno dimostrato che i bambini più concentrati sono quelli fisicamente più attivi, ma mancava uno studio che ci dicesse che i miglioramenti a livello cerebrale dovuti all’attività fisica potessero trasmettersi di padre in figlio.

Lo studio condotto a Madrid, sviluppato su cavie da laboratorio, ha mostrato come i figli di genitori attivi fisicamente hanno mediamente prestazioni migliori per quanto riguarda memoria e funzioni mentali, di quelli nati da padri sedentari.

Sono poi stati confrontati figli dello stesso padre, che in primo momento era stato costretto ad uno stile di vita sedentario, ed in un secondo a svolgere attività fisica. Anche da questo confronto è emerso che benchè il papà fosse lo stesso, i figli avuti durante il ciclo di attività erano più intelligenti di quelli avuti in un momento di sedentarietà.

La conclusione possibile è una sola: gli effetti benefici dell’esercizio fisico sulla mente sono ereditabili da padre in figlio, probabilmente attraverso delle modifiche dei geni che regolano memoria e funzioni cerebrali, che si trasmettono con il seme.

Per chi soffre davvero ad alzarsi dal letto la mattina questo consiglio potrebbe fare la differenza. Provare ad impostare come sveglia una canzone melodica come Good Vibrations dei Beach Boys oppure Close to Me dei Cure può significativamente migliorare le prime ore della tua giornata.

Il suggerimento arriva dopo lo studio di una Università Australiana, la Rmit University, pubblicato sul sito BioRxiv, che offre spazio agli articoli scritti da ricercatori di biologia che debbano ancora essere verificati dalla comunità scientifica.

La sensazione di disorientamento nella prima ora o durante le prime due ore dal risveglio può complicare tutto il resto della giornata portando ad uno stato confusionale, goffaggine ed in generale prestazioni pigre da parte del cervello. Ciò potrebbe essere portato da una cattiva transizione dal sonno alla veglia.

I ricercatori hanno esaminato il risveglio a casa di 50 persone, e l’impatto che questo avrebbe avuto sul resto della giornata, ed hanno scoperto che chi ascolta musica melodica ha un risveglio meno traumatico agevolando la transizione da sonno a veglia, rispetto a chi invece viene svegliato dal classico segnale acustico della sveglia.

Secondo gli esperti, infatti, un suono distinto, anche breve, è in grado di richiamare l’attenzione molto di più, ma la musica di tipo melodico aiuta invece a mantenere alta la concentrazione e a far funzionare meglio il cervello durante la mattinata.

Anche la musica classica, come il Per Elisa di Beethoven, viene considerata melodica, e può quindi aiutarti a rendere meno traumatico il risveglio di prima mattina.

I ricercatori sostengono che questo tipo di scoperte agevoleranno la produzione di un nuovo tipo di sveglia che possa farci aprire gli occhi al mattino senza causare alcuna interferenza con il sonno, migliorando decisamente la nostra qualità della vita.